A piedi nudi nel CAMMINO

#GUWinterviste

 

 

Ci sono storie che aiutano ad aprire gli occhi, che permettono di comprendere come sia possibile passare da una vita grigia e non appagante ad una vita PIENA di gioia e soddisfazione.

Una vita che, nella sua semplicità ed unicità, rende il protagonista ben consapevole di essere nella giusta direzione.

Molte volte l’unico modo per dare una svolta totale è quello di uscire dalla quotidianità e lasciarsi andare alla conquista personale del proprio essere attraverso una fantastica avventura ed esperienza.

A volte tutto capita solo perchè l’universo decide sia giunto il nostro momento e noi dobbiamo solo cogliere gli indizi che vengono messi davanti a noi. 

Il nostro amico Claudio ha dato una svolta totale alla sua vita dopo aver percorso il Cammino di Santiago ed oggi si presenta al Mondo con il suo primo Libro. 

Un libro “calamita” che conquista il lettore e lo porta ad immaginare di essere proprio su quelle strade che Claudio tanto ama e che hanno il colore della svolta e della rinascita. 

Claudio era alla continua ricerca della porta per uscire da quella stanza stretta dal nome “vita monotona e ripetitiva”.

Grazie al Cammino di Santiago è riuscito a trovare la forza di rincorrere il suo sogno e di voltare le spalle a quel passato che tanto lo rendeva insoddisfatto.

 

 

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni. Ognuno col suo talento. – Paulo Coelho

 

Lui è Claudio Galli e questa è la sua storia…. Non dovete fare altro che prendervi alcuni minuti e farvi trasportare dall’energia pazzesca che trasmette. 


 

Ciao Claudio direi di iniziare facendo un tuffo nel passato, parlando di chi eri e che cosa facevi e quali erano i tuoi obiettivi prima di vivere la fantastica esperienza del Cammino di Santiago?

 

Beh, come tanti nostri coetanei, ero in cerca di un posto nel mondo: avere un lavoro redditizio, una casa propria, una compagna con cui pianificare un futuro, fare festa la sera. Tutte cose che però non sentivo appartenermi pienamente, o almeno non nel modo in cui stavo cercando di incastrarmi nella società odierna.

Per carità, agli occhi degli altri ero molto bene integrato, ma nessuna di esse era in grado di appagarmi fino in fondo, di darmi la famosa pace dei sensi a cui tutti aspiriamo.

Solo una cosa mi ha sempre fatto sentire bene: viaggiare.

Viaggiare è sempre stata la mia valvola di sfogo, zaino in spalla in cerca di nuovi luoghi e nuove avventure da vivere, sempre insieme ai miei irriducibili compagni di vita che sono gli amici più stretti.

Ma ogni ritorno era un piccolo passo verso l’insoddisfazione; ne volevo sempre più, fino ad arrivare all’idea di mollare tutto e partire per vivere in qualche luogo lontano.

 

Quando hai sentito la chiamata del Cammino e perché?

 

Non ero più felice.

Di alzarmi la mattina e fare un lavoro che, sebbene mi desse e tutt’ora mi dia un buono stipendio, non sento mio.

Di non sapere al tempo stesso cosa realmente volessi fare.

Di sentirmi dire “Hai trent’anni suonati e non hai una compagna con cui fare famiglia”.

Da un po’ mi sentivo sempre più confuso e al tempo stesso scoraggiato dalla quotidianità che mi ero creato, dal personaggio che sceglievo di recitare per sentirmi giusto.

Avevo perso anche la passione per il viaggio e l’avventura.

Poi, una sera, navigando in rete ho trovato una foto di alcuni ragazzi con lo zaino in spalla di fronte ad un tramonto e un paesaggio mozzafiato, che mi è sembrato appartenere ad un luogo lontano.

Quando ho letto che si trattava del Cammino di Santiago sono rimasto senza parole. Prima di allora avevo sempre associato questa via ad un pellegrinaggio religioso e non mi ero mai interessato.

Non sapevo di quanti ragazzi stessero partendo in cerca di qualcosa.

Avreste dovuto vedere le espressioni sui volti di quelle foto: la felicità e la serenità, cose che stavo cercando da tanto tempo.

Il giorno successivo sono andato a lavoro e ho chiesto un mese di ferie.

 

Durante il Cammino di Santiago quali sono i momenti che ricordi con più gioia e quali invece quelli che definisci difficili?

 

Sicuramente il fatto di essere partito solo ha amplificato ogni cosa.

Quindi i momenti difficili sono stati sicuramente i momenti di acciacchi fisici, le giornate di freddo e maltempo (ma solo all’inizio) e soprattutto le separazioni dalle persone con cui ho condiviso parti del Cammino.

I momenti di gioia sono stati molto più numerosi: superare ogni giorno i limiti fisici e mentali, imparare ad apprezzare la semplicità di una vita fatta di lunghe giornate a giro senza una meta conosciuta, vivere negli ostelli e soprattutto conoscere persone di ogni età e nazionalità molto simili a me, con cui sono riuscito a sentirmi capito e con le quali ho confrontato alcuni aspetti più profondi di me stesso.

È come essere a casa senza avere un luogo fisso, una sensazione a cui non siamo più abituati, perché casa diventiamo noi stessi.

 

In cosa è cambiata la tua vita dopo il ritorno a casa?

 

Tornare è la prova più dura: si crede spesso che andare a fare il Cammino darà risposta alle nostre domande irrisolte.

Beh, le risposte arrivano, ma una volta a casa si ritrova il “vecchio mondo” essendo completamente “nuovi”.

È una prova con cui tutti noi siamo stati costretti a fare i conti e i cambiamenti non sono stati così facili.

Per quanto mi riguarda ho fatto fatica a rientrare, portandomi tutto quello che avevo vissuto con me, poi ho cominciato a scrivere e ho sentito che qualcosa stava cambiando.

Quando mi sono ritrovato con due grossi quaderni pieni di qualcosa che assomigliava ad un romanzo, ho capito che forse avevo trovato la mia strada.

 

Tra tutte le novità sappiamo che hai deciso di intraprendere una nuova strada e di sviluppare quella che era la tua passione. Come e perché ti sei avvicinato alla scrittura?

 

Da ragazzino scrivevo sempre, di continuo. Avevo storie su storie che mi ronzavano in testa e mi divertivo spesso a metterle su carta attraverso una vecchia macchina da scrivere di mio nonno.

Quando provai però la strada della pubblicazione, mi fu chiusa la porta in faccia da alcune case editrici, in contemporanea la mia vita stava cambiando repentinamente e dovetti cominciare a lavorare improvvisamente, lasciando gli studi. Decisi di lasciar perdere con la scrittura e trovare un modo più sicuro per portare a casa i soldi necessari per arrivare a fine mese.

Ritornato dal Cammino è stato tutto naturale: ho preso la penna in mano e sono partito, spesso in maniera quasi automatica, ritrovando il gusto verso una passione che ormai sembrava persa.

 

Dal Cammino che ti ha ispirato e da questa tua passione è nato il tuo primo libro e noi vorremmo lasciare a te la possibilità di introdurlo nella maniera che senti più tua e idonea

 

Ho sentito fin da subito di voler provare a creare una cosa particolare: un romanzo che fosse strutturato principalmente come un diario, ma che non lo fosse mai fino in fondo.

Volevo l’impatto visivo di un diario, ma non il monopolio che può dare al protagonista, lasciando spazio agli altri personaggi che entrano in scena lungo le tappe scandite dai capitoli.

L’idea di introdurre dialoghi in stile classico mi ha aiutato molto nel dettare i tempi e le emozioni che volevo raccontare.

Quindi ho scritto la storia di un ragazzo che percorre il Cammino di Santiago, ma letto da qualcun altro…

 

Il titolo è “La ragazza che camminava scalza” e mi piacerebbe sapere da te come è nato questo progetto, quanto è durata la sua creazione e tutto ciò che reputi giusto dire per raccontare questo tuo piccolo capolavoro

 

Il progetto penso abbia preso spazio nella mia testa verso la fine del Cammino, quando parlando coi miei compagni, fantasticavamo su come sarebbe andata a finire la nostra storia.

Una volta tornato, passavo gran parte del tempo a rispondere alle domande delle persone che erano così incuriosite del mio cambiamento e spesso finivano col dirmi “Certo sarebbe un gran bel film o magari un libro”.

Ma, come detto precedentemente, solo dopo aver posato la penna, davanti alla mole di parole che avevo buttato su carta, ho capito che potevo creare una storia intorno alla mia esperienza.

Ci sono voluti sei mesi per scrivere e aggiustare tutto, quasi due per correggerlo definitivamente e altri due per pubblicare.

 

Poi c’è un urlo liberatorio che raccoglie tutto: ottocentotrenta chilometri, ventinove giorni, gioie e dolori, notti in ostelli affollati con poco dormire e tanto casino, cene collettive indimenticabili, crisi mentali e fisiche, persone che arrivano e ti spaccano il cuore per riempirlo di amore e se ne vanno, lo zaino che è casa tua, tanti discorsi e confronti sulla tua vita e su quella degli altri, risate e pianti.
Non posso spiegare cosa abbia trovato, ma posso dirvi che partire è stata la cosa più saggia che abbia mai fatto…

Leggendo le tue pagine, una domanda viene spontanea: hai realmente vissuto tutte le esperienze riportate?

 

C’è sicuramente una forte impronta personale, ma anche fatti inventati, però non chiedetemi di elencarli: ci sono cose che custodisco con sana gelosia e anche se condivise, rimarranno solo mie e di chi era accanto a me in quel momento.

Una cosa vera la posso dire però: il chilometraggio descritto per le varie tappe è totalmente reale!

 

Cosa si deve aspettare chi apre il tuo libro?

 

Di trovare una storia in un certo senso diversa, che spero incuriosisca il lettore nei confronti di un luogo veramente particolare.

Il miglior traguardo a cui possa aspirare è che, più che aprendolo, una volta chiuso il libro almeno una persona accenni un sorriso, prenda lo zaino ed esca di casa, che fuori c’è un mondo incredibile da scoprire.

Non fraintendetemi, nella vita abbiamo bisogno di un lavoro e di qualche certezza, non voglio predicare niente del tipo “lasciate tutto e vagabondate per sempre”, ma il nostro spirito nomade sa dove si trova casa e, soprattutto, quello che vogliamo fare delle nostre vite. E credo che viaggiare e mettersi a confronto con il mondo sconosciuto sia il modo più rapido ed efficace per guardarsi dentro.

Cosa c’è di più bello che vivere facendo quello che ci piace?

 

Sappiamo che ti sei autopubblicato e vorremmo sapere quali sono le motivazioni e quali sono i risultati che speri di ottenere attraverso la strada dell’autopubblicazione?

 

Volevo essere libero di poter gestire ogni aspetto della realizzazione del libro (cosa e come scrivere, quando pubblicare e a quali condizioni, ecc) e ho scoperto il mondo dell’autopubblicazione, che di fatto mi avrebbe permesso tutto questo.

È stato stimolante e divertente tutto l’iter che segue la scrittura di un libro e arriva fino alla distribuzione di esso.

Per quanto riguarda il risultato che voglio ottenere, non so quantificare, perché per me ho già raggiunto il mio obiettivo ed è successo quando ho stretto tra le mani il cartaceo per la prima volta: un’emozione incredibile.

Se proprio devo dire una cifra, mille copie sarebbe un traguardo molto soddisfacente per l’autopubblicazione.

 

 

Dove e come possiamo acquistare il tuo libro?

 

Il libro, essendo autopubblicato, per il momento non è disponibile sugli scaffali delle librerie (ma ci sto lavorando), quindi si può trovare su internet in entrambe le versioni, sia eBook che cartacea.

Per quanto riguarda l’eBook, è distribuito su tutti i principali store online: iTunes, Google Play, Amazon, Kobo, Streetlib, Ibs, Omniabuk, Bookrepublic, Hoepli.

Il cartaceo invece si può trovare su amazon.it e su stores.streetlib.com (per chi fosse residente all’estero c’è la possibilità di acquistarlo su tutti gli Amazon europei e sul .com).

 

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

 

Continuare a scrivere e portare avanti questa mia passione, cercando di migliorare facendo una scuola adatta a sviluppare quello che sono e provare a rendere tutto ciò il mio lavoro, senza pormi limiti su cosa e dove scrivere, non necessariamente solo romanzi quindi.

Molto presto vorrei aprire un blog.

 

Com’è Claudio ora rispetto a prima?

 

Più sincero con se stesso e piano piano più consapevole di quello che vuole essere e della strada che vuole percorrere.

 

Molti intraprendono il Cammino con la speranza di dare una svolta alla propria vita…Ognuno ha la sua motivazione ma tu come consigli di vivere questa esperienza?

 

È difficile dare dei consigli in materia, ognuno è diverso e fatto a modo suo, fortunatamente.

Io ho cercato di essere più vagabondo ed essenziale possibile, in crescendo col passare dei chilometri e mi sono divertito tantissimo.

Consiglio a chiunque voglia vivere questa esperienza di farla come gli viene, spontaneamente, che sia ostello donativo, municipale, privato o pensione, che sia ristorante, locanda o pentolaccia trovata in cucina. L’importante è godere di questa grande avventura!

Non abbiate paura di lasciarvi andare a voi stessi e agli altri, le svolte che cercate sono dentro di voi.

 

 

Se potessi scegliere una canzone per raccontare questa tua avventura quale vorresti farci ascoltare?

 

Ho fuso il lettore mp3 il giorno prima di arrivare a Finisterre, per me la musica è importante e tanti mi hanno visto camminare per quelle strade cantando a squarciagola, quindi trovare una sola canzone è veramente difficile.

A pari merito senza dubbio Liberi dei Tiromancino, Hard Sun di Eddie Vedder e Stand by Me di Ben E. King.

 

 

 

Se invece dovessi scegliere una sola parola?

 

Specchio

 

Quali sono i canali social per poterti seguire?

 

Ho creato sia la pagina Facebook che quella Instagram, entrambe si chiamano come il libro: La ragazza che camminava scalza.

 

Grazie di cuore Claudio per la positività che fai respirare quando racconti la tua storia!

Hai scritto un fantastico Libro e sono sicuro sia solo l’inizio di una grande e duratura storia d’amore tra te ed i tuoi lettori.

Fabio Ulderici – GoUlde Wanderlust

 

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